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I Primi Insediamenti
Molto prima che fosse da Malamocco trasferita
la Sede Ducale in Rialto, fu fondato ad uso de' Monaci di
San Benedetto (...) un Monastero nell'Isola, che (...) prese la denominazione
di San Servolo (3). Non è possibile prevenire ad una data
precisa a cui far risalire il primitivo insediamento se non fissandola
approssimativamente verso la fine del 600 quando un gruppo di monaci
Benedettini, cacciati dai Franchi dal loro primo monastero distrutto
di Santo Stefano d'Altino, si rifugiano nell'allora angusta isola
(4).
Vivevano que' buoni Religiosi fra le
paludi in somma ristrettezza di rendite, penuriando il loro mantenimento. Perloché Angelo
e Giustiniano Padre e Figlio Partecipazj, Dogi di Venezia, ricercati
da Giovanni Abbate di qualche soccorso, concessero loro nell'anno
819 la Chiesa di Sant'Ilario posta ne' confini delle Lagune Venete
verso il territorio Padovano, acciocché ad essa si trasferisse
la maggior parte de' Monaci, a condizione però, che anche
nell'isola di San Servolo abitasse un numero di Religiosi sufficiente
al servigio della Chiesa, ed all'uffiziatura del Coro, dovendo
l'Abate di Sant'Ilario somministrar loro il mantenimento. Dalla
cronaca del Dandolo sappiamo che l'Abate Giovanni era stata intruso
con violenza nella Sede di Fortunato Patriarca di Grado, fuggito
in Francia; ma essendosi poscia il Patriarca pacificato co' Veneziani,
l'Abbate Giovanni era ritornato al suo Monastero, finché (...)
avendo tenuto il luogo di Sant'Ilario portossi ad abitar in esso
con la compagnia de' suoi Monaci (3).
Il Sansovino dà notizia di una ricostruzione della chiesa,
avvenuta nel 929. (1) Nel 998 fermossi ad alloggiar in questo Monastero
l'Imperador Ottone III, allorché venne in incognito a Venezia
per visitar il Doge Pietro Orseolo II, e seco rallegrarsi delle
vittorie da lui riportate nella Dalmazia, come riferisce nella
sua Cronaca il Dandolo (3). Ivi dunque continuarono ad abitare
benché non molto numerosi i Monaci di San Benedetto, finché al
principio del XII secolo con permissione di Pietro Abbate di Sant'Ilario
cedettero l'intera Isola a ricovero delle Monache Benedettine,
che fuggite erano dall'imminente rovina della Città di Malamocco.
In questa Città fabbricata già ne' funesti tempi
di Attila dagli Acquilejesi, e Padovani sul lido dell'Adriatico
fondati vi erano due Monasteri d'Istituto Benedettino; l'uno di
Regolari sotto il titolo de' santi Cornelio e Cipriano; di Monache
l'altro sotto l'invocazione del Vescovo e Martire San Basso, i
quali per l'inondazioni marittime, che a poco a poco sprofondarono
quella Città, ristabilendosi nell'interno delle lagune.
Fu assegnato a' Monaci nell'Isola di Murano un luogo atto a fabbricarsi
un nuovo Monastero, ed alle Monache impotenti al dispendio di nuove
fabbriche fu assegnata l'Isola di San Servolo (...) nell'anno 1109
(...).
Perché poi le buone Monache poste in salvo da' pericoli
dell'inondazione non perissero oppresse dal vecchio rovinoso Monastero,
a cui erano state tradotte, la famiglia Calbana, che poco avanti
partitasi da Capodistria fissata aveva la sua dimora in Venezia,
rinovò de' fondamenti le fabbriche, ed ampliate le ridusse
atte all'uso delle Religiose (3). Esse vi continuarono poi il soggiorno
pe'l corso non interrotto di 500, e più anni, in cui lo
migliorarono (...), e vi eressero il Campanile, che da una lapida
in esso posta pare fosse terminato a' 15 Settembre 1456 (2).
Sappiamo da Corner che nel 1470 la
Chiesa fu consacrata, probabilmente a seguito di lavori nel corso dei quali, secondo il Riboldi, sarebbe
stato riattato il chiostro (3). Per consenso del Senato le Monache
Benedettine furono nel 1615 a' 27 Giugno trasportate nel Convento
di Santa Maria dell'Umiltà, dove ora si trova il Seminario
Patriarcale, e che era fin dal 1606 vacante per la partenza de'
Padre Gesuiti in seguito all'interdetto di Papa Paolo V a Venezia.
Da quel tempo dunque rimase l'Isola dishabitata, fuorché dagli
Hortolani, e da un Cappellano, che vi si manteneva per custodia,
ed officiatura della Chiesa (2): l'isola venne inoltre utilizzata
per depositi pubblici e privati di granaglie e nel 1630 fu temporaneamente
adibita ad ospedale per appestati (4).
Finché del 1647, havendo la pietà Publica fatto
levare del Regno di Candia tutte quelle Sagre Religiose per sottrarle
da' perigli, che nell'ingiusta invasione de' Turchi sarebbero potuto
incorrere; quivi furono collocate, come luogo capace pe'l loro
numero, che sorpassava 200, distinte in tre Regole di Professioni,
Benedettine, Francescane e Domenicane (2). E quivi vissero, alimentate
dalla pubblica, e privata carità, finché la morte
successivamente togliendole lasciò di nuovo desolato quel
sacro recinto (3). Teneva allora quell'isola il recinto da ogni
parte di muro, in cui era rinchiuso ampio Monastero a croce latina
con mediocre Chiesa e campanile davanti, Orto assai grande, Casa
per un Cappellano pure con Orto, ed altre Fabbriche per commodo
d'Ortolani, e Servitori del Monastero stesso (2).
1. F. SANSOVINO, Venetia città nobilissima et singolare,
Venezia 1581 (ed. cit. con aggiunte di G. Martignoni, Venezia 1663,
pagg. 233-234).
2. V. M. CORONELLI, Isolario ovvero Atlante Veneto, Venezia 1696-1697
(pag. 48).
3. F. CORNER, Notizie storiche delle Chiese e Monasteri di Venezia
e Torcello, Padova 1758 (pagg. 488-492).
4. AA. VV., Restauro Complesso Monumentale di S. Servolo - Indagine
storica, 1980 (c/o Provincia di Venezia).
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